25 Mag 2017

Il testo, legato alla legge di stabilità, definisce lo smart working come “una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali”. Lavorare da casa quindi, grazie a computer, tablet e smartphone. L’obiettivo è quello di aumentare la produttività dei dipendenti e migliorare la qualità della loro vita allentando i frenetici ritmi lavorativi.

Le PMI si sono fatte trovare impreparate a questa innovazione, per questo in Parlamento, nel 2016, è nata l’idea di un disegno di legge per spiegare quali sono i vantaggi dello smart working per il lavoratore e per l’azienda.

Un requisito da rispettare per poter usufruire di questo privilegio riguarda il reddito annuo del lavoratore che deve necessariamente superare i 30.000euro. La novità assoluta prevede che chi usufruisce dello smart working non deve guadagnare di meno rispetto a un pari grado che invece lavora tutti i giorni in ufficio, perché quello che conta sono gli obiettivi raggiunti e non il luogo dove si lavora.

Il problema delle piccole e medie aziende è che non hanno ancora ben chiaro cosa si intenda per smart working per cui non danno ancora ai propri dipendenti la possibilità di usufruire di questo servizio. Lo smart working in realtà aumenta la produttività del lavoratore e gli permette di gestire al meglio lo stress che il lavoro d’ufficio comporta.