01 Giu 2010

Erede di 3.000 anni di storia, l’attuale industria tessile peruviana sta prendendo piede a livello nazionale e internazionale per l’ottima qualità delle fibre naturali utilizzate per confezionare gli abiti, come il cotone Pima e la fibra di alpaca.

Il cotone Pima viene coltivato ed estratto in un deserto nel nord del Paese dove il microclima della zona favorisce la produzione di uno dei migliori cotoni del mondo, per la brillantezza, la sofficità e la filatura uniforme.

Il Perù è, inoltre, il principale produttore di fibre fini di camelidi, che vivono sulle Ande peruviane, come la vigogna e  l’alpaca, da cui si ottengono lane tra le più pregiate leggere e di grande efficacia termica.

Queste fibre sono utilizzate dagli stilisti emergenti che, pur creando abiti originali e di tendenza, scelgono tessuti e stili ereditati dagli Inca, confezionando riproduzioni evocative delle antiche civiltà.

E ogni anno il made in Perù si mostra al mondo intero con un’importante fiera nella città di Lima: “Perumoda”. L’ultima edizione della manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 400 industrie di moda locale che esportano i propri prodotti ed oltre 500 industrie importatrici tra statunitensi, europee, latinoamericane ed asiatiche.

Il Perù è stato anche fonte d’ispirazione per lo stilista italiano Riccardo Tisci che, per la collezione autunno/inverno 2008-2009 di Givenchy, ha portato in passerella i colori degli abiti inca in una tavolozza dai toni pastello che riprendono i colori della foresta (terra, tabacco, corteccia e cachi), rivisitando il poncho, i pullover larghi e le tradizionali frange decorative.

Sulla base di questo scenario di tradizione tessile e potenzialità di mercato, diversi sono i progetti internazionali per promuovere una competitività responsabile tra tutte le aree della catena produttiva, dalla materia prima alla commercializzazione.

Tina Badaracco, ricercatrice e managing director dell’Istituto di Ricerche B&C, con il gruppo di lavoro diretto da Marcelo Evangelista, assistente Stefania Padula, ha appena concluso una missione in Perù presso alcune imprese del settore tessile che, nel 70% dei casi, si reggono sulla manodopera femminile: << La forza dell’industria tessile in Perù ha il colore delle donne.  Donne, spesso vittime di violenze, che lavorano nelle proprie case o in microimprese e che con grande coraggio ed iniziativa s’impegnano a costituire aziende stabili ed innovative.

In Perù le piccole e medie imprese rappresentano un’importante fonte di autoimpiego, oltre 3’100’000 unità economiche, che corrisponde al 42% del PIL del Paese.

Le donne di quelle terre sgargianti mi hanno insegnato il concetto di “minka”, cioè di lavoro collettivo e solidale. Si tratta di un principio fondamentale dell’organizzazione sociale delle popolazioni andine.

Il valore di questo popolo e della loro tradizione tessile è da sostenere con progetti di formazione e sviluppo, proprio nel rispetto del loro “minka”. >>

Il Perù non è solo una terra, il Perù è un viaggio, il Perù è un colore cangiante.

Annalisa Trezza