21 Set 2010

Il settore italiano dei consumi food & beverage fuori casa viene valutato in circa 60 miliardi di euro di fatturato ed ha forti potenzialità di crescita, dopo un momento di parziale frenata dell’ultimo triennio, che ha visto invece crescere del 43% l’acquisto di cibi monodose in confezioni pensate per il consumo fuori casa.
Entrato a far parte delle alternative per il pranzo o per la cena a disposizione di quei consumatori che hanno necessità e/o piacere di mangiare fuori casa, il fast food ha fatto la sua comparsa anche fuori dalle grandi città, in località urbane di minori dimensioni ed in cui spostarsi risulta essere più agevole perché le distanze tra casa e luogo di lavoro sono inferiori. Tuttavia, il pasto fuori casa non corrisponde più, riduzionisticamente, al fast food. Nonostante la crescita di fatturato globale del settore fast food, è recente la notizia che Burger King rischia di essere ceduta. Il suo fatturato per l’anno fiscale 2010 è calato del 2,3%, contro l’aumento dell’1,2% dello stesso periodo dell’anno scorso. La crisi di Burger King è anche una evidenza di un cambiamento in atto nelle abitudini alimentari. Persino negli Usa nell’ultimo decennio sono raddoppiati i mercati degli agricoltori dove comprare prodotti locali di grande qualità alternativi ai menu globalizzati. Tale tendenza è sostenuta anche dall’amministrazione Obama che ha avviato numerose iniziative contro il cibo spazzatura e a favore di stili di vita sani.
Qual è il profilo del cliente tipo “Fast food”?
Per dare una risposta circostanziata a tale quesito, individuando nello specifico le caratteristiche prevalenti del consumatore cliente del fast food, le sue abitudini e le sue preferenze di consumo, il livello della sua soddisfazione ed i motivi principali che determinano la propria fidelizzazione, B&C ha realizzato un’indagine quantitativa a 1.200 consumatori in uscita dai punti vendita del settore, stratificati per area extra/urbana e per brand.
Tra i clienti “affecionados” ci sono in maggioranza uomini (56%). Il 53% degli intervistati appartiene alla fascia di età “fino ai 30 anni”. Il 30% ha un’età compresa tra i 30 ed i 45 anni. Seguono i clienti con oltre 45 anni (17%).
Tali dati permettono un’inferenza di tipo qualitativo: la stragrande maggioranza dei clienti dei fast food è costituita da individui nel pieno della loro vita lavorativa e che, scelgono come e dove consumare i loro pasti sulla base dei loro ritmi lavorativi.
Quali sono le motivazioni di scelta?
Il 30% degli intervistati dichiara di scegliere il fast food per la convenienza dei prezzi e il 19% per la rapidità del pasto. A seguire, il 20% (target adulto) ci va perché è un ambiente amato dai figli piccoli.
Le variabili di qualità del cibo e cortesia del personale raggiungono una irrilevante quota di consensi, indice del fatto che i valori associati a tale categoria merceologica sono pratici/ludici più che emotivi/qualitativi.
I clienti, come sono venuti a conoscenza di quello specifico punto vendita?
Il 60% afferma di aver conosciuto il punto vendita in virtù della sua ubicazione, il 34% mediante il passaparola e soltanto il 6% in quanto raggiunto da campagne pubblicitarie.