21 Set 2010

Cresce la preoccupazione degli apicoltori per un fenomeno esploso nel 2008 e al quale ancora non si riesce ancora a trovare soluzione: la forte moria dell’api dovuta al trattamento insetticida delle sementi (insetticidi applicati ai semi) e anche l’irrorazione di tali insetticidi su vigneti e altre colture (specialmente mais e girasole). In particolare, l’insetticida sotto accusa è il genere neonicotinoide. Le api, stordite dall’insetticida, presentano disturbi di comportamento che si traducono in disorientamento con conseguente impossibilità di far ritorno all’alveare. I danni alla produzione, specie nel Nord (pianura Padana) e in alcune regioni dell’Italia centrale, sono stati evidentemente invalidanti per il settore dell’apicoltura. E’ difficile stabilirne l’entità, ma nella Regione Lazio che rappresenta il 17% della produzione nazionale, le associazioni di apicoltori calcolano una perdita del 40-50% del patrimonio apistico. Simile, se non superiore, è stato lo spopolamento di api nelle pianure del Nord, dove si è verificata una notevole dispersione di sostanze chimiche durante le operazioni di semina del mais.

B&C, istituto di ricerca di mercato operante da più di 30 anni sul mercato nazionale e internazionale, analizza il tema in stretto contatto con gli operatori del settore, le associazioni di apicoltori e le istituzioni nazionali. L’importanza della produzione di miele è data non solo per la sua dimensione economica, che in Italia rappresenta un volume d’affari vicino ai € 30 milioni (più di due volte superiori, se si considera l’indotto), ma anche per il suo valore dal punto di vista ambientale. Infatti, il ruolo delle api nell’impollinazione è determinante nella produttività di cereali, frutta, ortaggi, ecc. In Usa si considera un’incidenza di 1/3 nella produzione agricola totale. Inoltre, ha una ricaduta positiva sul mantenimento di un tessuto sociale nelle zone marginali ed economicamente svantaggiate del territorio, costituendo uno strumento naturale di monitoraggio ambientale.

L’Italia non può trascurare un settore che costituisce un fattore di sviluppo equilibrato del territorio rurale, dove si sono realizzati importanti sforzi di valorizzazione, a tutela della qualità del miele.
Malgrado un potenziale produttivo di 17.000 tonnellate, la produzione di miele in Italia stenta a superare 10-12.000 tonnellate/anno, contro un consumo di circa 20.000 tonnellate/anno.
Il vantaggio dell’Italia è quello di poter offrire tipologie di miele differenziate con fattori di specificità organolettica da commercializzare in nicchie di mercato specializzate e più remunerative destinate agli estimatori, in un mercato mondiale con trend crescente – segnala Marcelo Evangelista, responsabile della Divisione Internazionale della B&C. Un mercato mondiale che produce 1,4 milioni di tonnellate/anno, con Cina (270.000 tn), USA (94.000 tn.) e Argentina (89.000 tn) come i principali produttori.
Le autorità nazionali e regionali, cosi come le associazioni di produttori, sono state chiamate a rispondere alla sfida, a partire del consolidamento dei vantaggi competitivi che offre il settore, abbinando miele e territorio a partire di un’efficiente sistema de gestione ambientale, sviluppo di filiera e valorizzazione del miele.
Il Ministro all’Agricoltura, Luca Zaia, nel 2008 ha decretato lo stop dei pesticidi. Il decreto è stato prorogato fino al 2010, in accordo con il Ministero della Salute, e riguarda la sospensione in via cautelativa dell’uso dei neonicotinoidi per la concia del mais.
Luca Zaia sul suo blog ha riportato: “Confermo che il decreto per la sospensione dei neonicotinoidi per la concia del mais sarà in vigore anche nella prossima annata agraria. I numeri parlano chiaro: nel 2009, dopo la sospensione, ci sono stati solo due casi di moria di api, contro i 185 del 2008. Non possiamo ignorare questo dato né possiamo abbandonare i nostri 75 mila apicoltori e il milione e più di alveari che abbiamo in Italia.”
L’attuale Ministro Giancarlo Galan, però, il 5 agosto 2010 dichiara di non intendere “porre nei termini di una ulteriore guerra di religione anche la vicenda della sospensione degli insetticidi utilizzati nella concia del mais, i neonicotinoidi. Ecco perché intendo sottolineare, a questo proposito, l’indiscusso valore del programma di ricerca Apenet, finanziato dal mio Ministero e coordinato dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, che ha fornito già alcuni elementi importanti, ma dal quale mi attendo ulteriori informazioni. Da quanto emerso finora, comunque, il programma di ricerca ha confermato il nesso esistente tra i principi attivi oggetto di sospensione e il fenomeno della moria delle api e dello spopolamento degli alveari, ma ha anche evidenziato un netto abbattimento della dispersione delle polveri durante la semina di mais, grazie al miglioramento delle tecniche di concia e alle modifiche apportate alle seminatrici. In ogni caso, avremo a disposizione ulteriori riscontri sperimentali, soprattutto per quanto concerne gli effetti sulle api della dispersione delle polveri in pieno campo.”