21 Apr 2012

Con il graduale aumento della vita media, l’economia italiana si trasforma e si adatta in funzione del progressivo invecchiamento della società. Nonni e genitori restano al comando delle aziende di famiglia sempre più a lungo, l’uscita dall’università viene posticipata e trovare un imprenditore di talento e giovane, under 30, è diventata cosa rara.

Secondo i dati raccolti da InfoCamere tra il 2006 e il 2011, sono aumentati gli imprenditori titolari di imprese individuali over 70, a scapito degli imprenditori con un’età compresa tra 30/49 anni (-5,1%) e tra 50/ 69 anni (-0,1%).

Secondo i risultati di questo studio, è nel Sud Italia che risiede il maggior numero di imprenditori under 30 di successo: in Calabria (9,2% sul totale delle imprese), Campania (9%) e Sicilia (8,5%). Al Nord, invece, spettaal Trentino Alto Adige il primato di regione con meno giovani imprenditori (4,8% sul complesso), seguito da Friuli Venezia Giulia (4,9%), Veneto ed Emilia Romagna (5,4%).

Alla guida delle imprese italiane, dunque, un popolo di imprenditori sempre più anziano: in soli 5 anni sono venuti meno ben 38mila imprenditori al di sotto dei 30 anni. Viene così ritardato l’ingresso nel mercato di nuove energie e di menti più giovani, potenzialmente più ricche di immaginazione e al passo con i tempi.

Eppure la motivazione sembra risiedere, non nella scarsa capacità di iniziativa degli under 30, bensì nell’alta mortalità delle start-up, probabilmente dovuta all’adozione di strategie imprenditoriali poco lungimiranti.

La maggior parte delle start-up, infatti, chiudono i battenti entro 5 anni dal loro avvio.

La causa principale è la mancanza di liquidità, il capitale messo a disposizione risulta presto insufficiente a sostenere le ingenti spese di avvio di una nuova attività.

Il budget d’impresa predisposto viene dunque eroso completamente, quando non viene fatta una reale valutazione dell’entità delle emergenze a cui l’attività deve far fronte, e dei costi di ogni azione che essa deve intraprendere prima che diventi realmente profittevole. Pesano gravemente, inoltre, sulla sopravvivenza delle start up, anche la crescente tassazione e burocrazia.

Altra realtà – talvolta sommersa – che conferma l’età avanzata dell’imprenditoria italiana è quella l’annosa questione del “Cambio Generazionale”. Anche nelle PMI in cui a livello ufficiale c’è stato un passaggio di ruoli e gestione, in realtà può accadere che l’eminenza grigia dell’imprenditore uscente sia ancora oltremodo imperante, per nolontà di abbandonare la leadership oper incapacità del nuovo imprenditore nell’ottenerla.

Per arginare, prevenire e pianificare un passaggio generazionale esistono – infatti – società di consulenza, come B&C (www.bec-mkt.com), che supportano l’azienda con analisi, formazione, focus group interni, ecc.

Eppure, nonostante la morìa di nuove attività e un progressivo rallentamento nella loro nascita rispetto al 2010, nel 2011 sono state fondate 50mila nuove realtà imprenditoriali, registrando, sempre secondo InfoCamere, un’incremento pari a +0,8%.

Rispetto all’anno precedente, il 2011 è stato segnato da 20mila aperture in meno e 3mila chiusure in più specialmente nel settore dell’artigianato, mentre l’imprenditorialità italiana continua a resistere nel settore del commercio e del turismo grazie all’apertura di 23mila nuove unità.

L’impresa resta un’àncora fondamentale per la tenuta del tessuto sociale, oltre che economico, del Paese. Soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo attraversando. A chi fa impresa nel rispetto delle regole e con l’obiettivo di costruire qualcosa di duraturo, deve andare il rispetto e l’incoraggiamento di tutti, a partire dalle istituzioni. Siamo un Paese che ha tutte le carte in regola per mantenere alto il proprio prestigio nel mondo a partire dalle proprie produzioni di qualità, dalla creatività diffusa, dalla capacità di innovare. Tutte doti che si ritrovano nelle nostre imprese, anche le più piccole, a cui bisogna dare fiducia e strumenti per crescere e competere”.

Ha commentato così questi dati il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, il quale già nel 2010, davanti a dati che registravano il trend che vede oggi un netto aumento di imprenditori over 70, aveva già dichiarato quanto le menti più giovani siano importanti per la loro capacità di immaginazione, materia prima del Made in Italy e, dunque, bene prezioso che non dovrebbe essere sottovalutato e sprecato.

I dati diffusi da InfoCamere, dimostrano che le attività guidate da giovani imprenditori, si sono rivelate decisamente più fragili di fronte alla tempesta scatenata dalla attuale imponente crisi economica, mentre l’esperienza, unita alla tradizione dell’impresa, risultano le due variabili che permettono agli ultra 70enni, oggi come in passato, di resistere ai pesanti attacchi dell’economia.