05 Lug 2012

Nel 2001 il giro d’affari del settore delle Ricerche di Mercato si è attestato a quota 501,1 milioni di euro, in calo dell’1% rispetto al 2010, mentre l’acquisito è risultato in crescita del 4% a 500,7 milioni. Se a livello generale il quadro che emerge è di sostanziale stabilità, l’analisi settoriale mostra un rimescolamento tra i vari segmenti del mercato. Guardando all’acquisito, un balzo in avanti viene registrato dal segmento Desk Research (ricerche condotte su dati già esistenti e non rilevati ad hoc) con un +41,7% in termini assoluti, mentre le attività di mistery shopping crescono di un quarto e i settori tradizionali delle ricerche ad hoc e di quelle continuative su panel registrano incrementi più modesti – rispettivamente del 2% e del 2,8% – pur restando le più importanti in termini assoluti.

In sostanza, la domanda dei committenti si orienta sempre più verso i canali innovativi, mentre le attività tradizionali stentano a crescere.

Le aziende committenti risultano più interessate a indagare i comportamenti dei consumatori all’interno del contesto sociale, a capire come agiscono all’interno delle relazioni. Inoltre, di fronte a una crescente consapevolezza dei consumatori nel proprio stile di consumo, si cerca di studiare quali sono i comportamenti assunti durante l’atto d’acquisto.

Attualmente il mercato italiano è composto da due grandi macroaree di Istituti di Ricerche: uno di data providing, caratterizzato da Istituti che applicano metodologie standardizzate fornendo grande numero di dati, e una seconda macroarea composta da realtà medio/grandi che offrono un valore aggiunto in termini di analisi dei dati. Questo secondo ambito fornisce alle aziende clienti una consulenza nella lettura dei risultati di ricerca che si tramuta in proposte operative, iniziative di marketing o produzione di nuovi prodotti creati sulla base dei trend già emersi e, dunque, di successo altamente probabile.

La principale novità che gli Istituti di Ricerca stanno integrando è il canale Web, visto come nuovo territorio di rilevazione statistica. In un mercato che richiede tempi di risposta sempre più rapidi e veritieri, l’analisi di come gli utenti spontaneamente agiscono sui social network non può essere tralasciata.

Tuttavia il settore si trova a fare i conti con la confusione creata da operatori in proprio che contrabbandano per ricerche di mercato attività in realtà improvvisate. In questo modo si rischia un depauperamento delle competenze acquisite e una diffusione di risultati senza base scientifica.

Dai post sui blog ai commenti sui social network, la crescita di Internet apre nuove frontiere, ma occorre distinguere la ricerca di mercato dal mero ascolto che non assicura ponderazioni e dunque risultati scientifici.

L’interesse per il business delle Ricerche di Mercato è confermato dall’ingresso nel settore del leader mondiale del Web – Google, che ha annunciato il prossimo lancio di Google Consumer Survey. L’Istituto di ricerche può lanciare il sondaggio attraverso un pannello di controllo di Google. La commissione economica richiesta è di 10 centesimi di dollaro a persona per un campione generico e di 50 centesimi per un target specifico (ciò è reso possibile dal fatto che molti utenti navigano online loggati al proprio account Gmail, per cui sono profilati). La domanda del sondaggio (a ciascun utente si può porre un solo quesito a cui rispondere) viene somministrata su siti partner di Google, come condizione necessaria per accedere a contenuti premium.

B&C – in collaborazione con Next Adv – ha messo a punto una metodologia per effettuare Web Research, basata sulla redazione di rassegne stampa di quanto pubblicato in rete da giornalisti e portali di informazione ufficiali e dagli utenti finali e portali di informazione non giornalistica (blog, forum di discussione, social network), con la rilevazione di post, foto, commenti, video.

La Web Research può rappresentare, dunque, un valido strumento di indagine per rilevare le opinioni ufficiose degli utenti, che risultano anche per questa ragione maggiormente veritiere.

 

Fonte di partenza:

https://www.limpresaonline.net/articolo.php?id=20019