16 Dic 2016

Secondo uno studio dell’EUROSTAT (ufficio di statistica dell’Unione Europea) relativo al I semestre 2016,  riguardante i costi dell’energia elettrica sostenute dalle PMI dei paesi dell’euro zona, emergono dei dati ben poco rassicuranti per le imprese italiane.

Dal confronto emerge che queste ultime sono costrette a fare i conti con una bolletta ben più salata di quella che grava sul bilancio delle piccole e medie imprese europee.

I numeri non sono confortanti, sia se si analizzano i valori riferiti al solo semestre 2016, sia se si osserva il trend dei costi dell’energia elettrica nel quinquennio 2011-2016.

Le nostre PMI  pagano 152,6 euro ogni mille KWh, che corrisponde al 22,8% di aggravio rispetto alla media dei paesi UE. Se poi si confrontano questi dati con i paesi più virtuosi, il dato risulta ulteriormente penalizzante: + 78,1% rispetto ai Paesi Bassi e +55,3% rispetto alla Francia.

L’elemento che più di altri influisce negativamente sulla composizione della bolletta e che non fa mutare il gap tra l’Italia e gli altri paesi UE è la tassazione. In effetti, essa influisce per il 44,8% dell’intero costo; un’enormità se paragonata al 4,9% della Spagna e al 23,9% dei Paesi Bassi.

Il trend inoltre non è positivo, dal momento che nel 2011 l’incidenza percentuale della tassazione sul prezzo finale ammontava al 33,4%. Un incremento dunque del 10% che non ha portato fortunatamente ad un aumento del costo finale dell’energia perché il prezzo di quest’ultima al netto della tassazione si è attenuato, passando da 114,5 a 84,2 euro (-26,5%).

La nostra speranza è che in futuro vengano adottate delle politiche fiscali a sostegno delle PMI, colonna portante della nostra economia, così da renderle maggiormente competitive in ambito internazionale.