31 Lug 2019

La mobilità, ovvero la forma di spostamento di un dipendente pubblico da un’Unità Operativa (U.O.) all’altra della pubblica amministrazione o della sanità pubblica, che sia essa per un certo periodo di tempo o in forma definitiva, rimane un tema da affrontare non superficialmente.

I diversi tipi di mobilità

(interna, volontaria, a compensazione o per comando), vanno intesi ed analizzati uno per uno.

Mobilità interna

Lo spostamento del dipendente da un’U.O. ad un’altra, è quello che si intende con mobilità interna.

Questa forma di mobilità aziendale può essere: ordinaria, d’urgenza o d’ufficio.

La mobilità interna ordinaria è quella conseguente ad un bando (interno appunto) che, per individuare il dipendente più idoneo al ruolo da ricoprire in una determinata U.O., prende in considerazione diverse caratteristiche prestabilite dei dipendenti (ad esempio anzianità di servizio o specializzazioni varie), applicate ad una graduatoria.

La mobilità interna d’urgenza invece, è l’assunzione di un ruolo e quindi lo spostamento in forma provvisoria (normalmente non oltre il mese), per specifiche ed impreviste assenze in organico.

Quando una risorsa umana, un dipendente o impiegato, viene considerata in qualche maniera “critica”, ovvero di difficile gestione, per diverse ragioni (impossibilità di adempiere le mansioni previste, difficoltà relazionali, difficoltà organizzative, ecc), si può optare per la mobilità interna d’ufficio.

Mobilità volontaria

Quando un dipendente partecipa volontariamente ad un bando promosso da un diverso ente e l’assegnazione del posto prevede uno spostamento da un’amministrazione ad un’altra U.O., in questo caso si parla di mobilità volontaria.

Normalmente, questo tipo di bandi di mobilità in entrata vengono creati nel caso in cui non vi siano graduatorie vigenti per la specifica categoria professionale, e comunque prima che venga indetto un bando pubblico.

Questa tipologia di mobilità non porta all’interruzione del rapporto lavorativo, ma, al contrario, è considerata una continuazione con il dipendente che si trasferisce, il quale mantiene lo stesso fascicolo personale interno.

Una condizione posta per ogni dipendente che partecipa a corsi di formazione o corsi post-universitari, master o specializzazioni, è quella di impegnarsi ad attendere due anni dalla fine dei corsi, prima di poter accedere a qualsiasi forma di mobilità volontaria.

E’ anche possibile per le amministrazioni, inserire nel contratto d’assunzione delle clausole di “vincolo temporale” con le quali impediscono al dipendente di accedere a mobilità interna volontaria per i primi due anni di impiego.

Mobilità a compensazione

La mobilità a compensazione è, di fatto, uno scambio di personale tra due diverse U.O.

I dipendenti in questione devono avere lo stesso profilo professionale (anche a livello di categoria) ma non necessariamente esser inquadrati nella medesima fascia economica.

La mobilità a compensazione verrà valutata in base alle esigenze organizzative e gestionali, solo una volta che i due soggetti in questione hanno avanzato richiesta alla Ausl di appartenenza.

Mobilità per comando

La mobilità per comando è quella tipologia di mobilità che comporta il trasferimento temporaneo in un’amministrazione con difficoltà organizzative o di organico per un massimo di 2 anni.

Questa tipologia di mobilità temporanea permette di risolvere esigenze momentanee di carenza personale.

Per accedere ad una mobilità per comando sono sufficienti la richiesta formale dell’amministrazione ricevente e l’autorizzazione da parte dell’amministrazione di appartenenza.

In nessun modo il dipendente che viene spostato perde il contratto o vede peggiorare le condizioni economiche dello stesso.