23 Dic 2019

Smart working o lavoro agile, di cosa parliamo?

A poco più di due anni dalla pubblicazione della legge 81/2017 che regolamentava la struttura e le caratteristiche dello smart working (lavoro agile), noi di B&C Ricerche di Marketing pensiamo possa essere utile una sorta di sommario di quella che è una concreta opportunità di diversa forma d’impiego per aziende e dipendenti.

Smart working in Italia. Di che si tratta.

Le nuove regolamentazioni che immettono nel mondo del lavoro lo smart working, offrono una nuova modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato.

Si tratta di offrire la possibilità di non avere una postazione fissa dalla quale svolgere le proprie mansioni, ma intercambiabile tra i locali aziendali e postazioni esterne a scelta del lavoratore. Il tutto svolto rispettando gli orari giornalieri e settimanali prestabiliti e concordati nel contratto iniziale.

Lo smart working, infatti, è accessibile solo tramite accordo scritto tra le parti in causa. Il diritto del lavoratore è invariato, sia dal punto di vista del trattamento retributivo, sia da quello assicurativo.

Consapevolezza dei rischi e comportamento diligente sono le premesse necessarie per essere in grado di svolgere al meglio il lavoro agile (smart working).

Smart working e telelavoro: stessa cosa?

In Italia, per decenni, è stata utilizzata una forma di lavoro da casa, conosciuta come “telelavoro” che però non può che essere considerato l’antenato dell’attuale smart working.

Regolamentazioni e struttura del telelavoro sono assai più statiche e differiscono notevolmente dale possibilità che il lavoro agile (non a caso chiamato “agile”) offre.

Benefici dello smart working per i lavoratori e l’azienda

Diverse analisi di mercato e altrettanti studi di settore affrontano il tema del lavoro agile e dei benefici che esso porta ad aziende ed impiegati.

Elevata flessibilità, motivazione ed engagement, maggior qualità del work-life balance, sono i primi benefici che si traggono dallo  smart working.

Un ulteriore beneficio è senza dubbio la riduzione della mobilità e del tempo dedicato agli spostamenti; questo, oltre ad eliminare il tempo “sprecato” per gli spostamenti è anche un motivo di diminuzione dell’inquinamento. E’ chiaro che può sembrare azzardato o esagerato se si fa riferimento ad un singolo lavoratore che applica lo smart working , ma immaginare un’intera società che fa del  lavoro agile la primaria forma di impiego porterebbe sicuri benefici all’ambiente.

Vicinanza alla famiglia, migliore gestione del tempo, possibilità di meglio conciliare necessità personali con gli impegni professionali sono conseguenze logiche di tale modalità d’impiego.

L’utilizzo di spazi aperti o pubblici come parchi o locali darebbe sicuramente anche un concreto contributo alla rivitalizzazione di quartieri periferici non più solo «dormitorio» e porterebbe quindi, alla lunga, un incremento anche della vivibilità e dell’economia di aree cittadine nuove rispetto al passato.

Possibili controindicazioni

Il sensibile assottigliarsi della linea di confine tra vita privata e lavoro, tuttavia, porta con sé necessariamente diversi rischi che possono tramutarsi in vere problematiche se ignorati o sottostimati.

Il time management, ovvero l’abilità nel gestire il proprio tempo, non è cosa semplice da sviluppare e governare. L’assenza di organizzazione rischia infatti non solo di andare ad intaccare pesantemente le nostre prestazioni lavorative, ma in questo specifico caso, anche di finire per risultare invadente e quindi svantaggioso anche per chi ci circonda nella nostra vita privata.

Momenti che prima si dedicavano alla famiglia, in presenza di una mancata organizzazione, vedrebbero sostanziali tagli a favore di “consegne dell’ultimo minuto”.

Anche l’assenza di cooperazione tra colleghi può alla lunga rivelarsi un boomerang per il ragiungimento dei risultati.